Uno degli aspetti analizzati nel rapporto OCSE – Pensions at a glance 2019 riguarda l’incidenza del lavoro atipico sul private welfare e le pensioni. Il rapporto mette in evidenza alcune criticità che ci sentiamo di riportare in seguito, invitando i lettori ad una consultazione completa del rapporto.

Perché il lavoro atipico suscita preoccupazioni per le pensioni?
I lavoratori atipici appartengono a una categoria occupazionale molto eterogenea che comprende lavoratori dipendenti a tempo parziale e lavoratori interinali ma anche lavoratori autonomi, che rappresentano più di un terzo dell’occupazione nell’insieme dei Paesi dell’OCSE. Lo sviluppo di nuove forme di lavoro potrebbe indebolire le prospettive di reddito delle future generazioni di pensionati. I lavoratori autonomi pagano generalmente contributi pensionistici meno elevati rispetto ai lavoratori che hanno lo stesso reddito imponibile. Solo in dieci Paesi dell’OCSE, le aliquote contributive dei lavoratori autonomi sono analoghe a quelle dei lavoratori dipendenti. Un elevato livello di discrezionalità nella definizione della base contributiva, nessun requisito per partecipare ai regimi correlati al livello di remunerazione, meno incentivi che spingono a sottoscrivere regimi volontari e aliquote contributive nominali inferiori sono i fattori più importanti cui si può ascrivere un livello meno elevato di contributi pensionistici. Ciò può avere gravi conseguenze per le prestazioni pensionistiche dei lavoratori autonomi, oggi e in futuro e per l’insieme della capacità necessarie per assicurare il finanziamento di pensioni adeguate. Al momento del pensionamento, gli ex lavoratori autonomi tendono ad avere pensioni pubbliche inferiori rispetto agli ex lavoratori dipendenti e in genere, hanno un accesso più limitato ai piani pensionistici a capitalizzazione. Nei Paesi dell’OCSE, secondo un calcolo basato sui contributi obbligatori, i lavoratori autonomi riceveranno una pensione di anzianità inferiore del 20% rispetto a ex lavoratori dipendenti che hanno lo stesso reddito imponibile nel corso della loro vita lavorativa.
Molti Paesi possono adottare misure per migliorare i risultati in termini di pensione per i lavoratori atipici
Le riforme dei sistemi pensionistici che moderano le disparità tra lavoratori con contratti standard e lavoratori con contratti atipici in termini di copertura, contributi e diritti acquisiti potrebbero assicurare una protezione più equa, ridurre le diseguaglianze, consorziare i rischi nel modo più ampio possibile e facilitare la mobilità tra diverse tipologie di posti di lavoro. L’azione volta a stabilire requisiti minimi di retribuzione per le pensioni a livelli sufficientemente bassi consentirebbe di eliminare alcune barriere cui fanno fronte i lavoratori temporanei e a tempo parziale per soddisfare le condizioni di ammissibilità alla pensione. La necessità di stabilire un trattamento uguale per tutti i redditi da lavoro significa che non si possono escludere i contratti di lavoro temporanei, a prescindere dalla loro durata, dal sistema di protezione pensionistico obbligatorio e che occorre abolire i requisiti di periodi di anzianità o di acquisizione dei diritti minimi, per acquisire i diritti alla pensione. L’azione volta alla piena integrazione di tutti i lavoratori atipici nel sistema pensionistico obbligatorio nello stesso modo in cui sono integrati i lavoratori con contratti standard, limita gli incentivi finanziari che potrebbero spingere i datori di lavoro e i lavoratori ad utilizzare in modo abusivo le forme atipiche di occupazione. L’azione volta ad assicurare la trasferibilità dei diritti alla pensione e degli attivi dei piani di pensione, aiuta le persone che stanno cambiando lavoro a proseguire il loro piano di risparmio nello stesso regime o a trasferire i loro di diritti acquisiti. L’azione volta a limitare le perdite di reddito pensionistico derivanti dal sistema contributivo a capitalizzazione e consecutive al cambiamento di posto di lavoro e alle possibilità di prepensionamento, migliorerebbe la copertura e la sicurezza relativa alla vecchiaia. Inoltre, i regimi di pensione professionali facoltativi e i regimi di iscrizione automatica dovrebbero essere disponibili per tutti i tipi di contratto attraverso piani predefiniti nei Paesi in cui tali regimi sono disponibili per i lavoratori dipendenti. Allineare le regole pensionistiche per tutti i tipi di lavoro significa che occorre perequare il totale – la somma delle aliquote a carico dei dipendenti e dei datori di lavoro ‑ delle aliquote contributive per tutti i lavoratori. In particolare, l’ampio grado di flessibilità nel definire la base contributiva per i lavoratori autonomi tende a produrre bassi contributi. Tuttavia, una decisione formale volta a limitare una tale flessibilità potrebbe non essere sufficiente per evitare bassi livelli di contributi e potrebbero essere necessarie adeguate misure di conformità. Abbassando i contributi pensionistici obbligatori dei lavoratori autonomi per promuovere il lavoro autonomo o sostenere i lavoratori in campi di attività poco retribuiti, si potrebbe evitare di diminuire i relativi diritti pensionistici, prevedendo sussidi che aumenterebbero i contributi più bassi, almeno per le persone con redditi bassi.