Il 27 Novembre 2019 è stato pubblicato il rapporto OCSE ‘Pensions at glance’ (Uno sguardo sulle pensioni).

Il rapporto analizza l’evoluzione del welfare nei vari paesi dell’eurozona e mette a fuoco elementi di indiscutibile interesse, quali:

  • la sostenibilità dei sistemi pensionistici
  • le forme di private welfare concepite nei diversi stati
  • l’incidenza dell’età di accesso al mondo del lavoro sul welfare privato

Di seguito riportiamo l’incipit del rapporto nella sezione che presenta la tematica della sostenibilità delle pensioni

Occorre cautela al fine di evitare che i progressi realizzati per migliorare la sostenibilità delle pensioni non siano compromessi
Persistono le pressioni volte a mantenere livelli di pensione adeguati e sostenibili in termini finanziari, poiché si osserva un’accelerazione dell’invecchiamento demografico in molti Paesi dell’OCSE. Nel 1980, nell’area dell’OCSE, si contavano 2 persone di età superiore a 65 anni su 10 persone in età lavorativa. Nel 2020, tale valore dovrebbe aumentare fino a raggiungere un rapporto lievemente superiore a 3 persone su 10 di 6 persone su 10, entro il 2060. In numerosi Paesi, entro il 2060, la popolazione in età lavorativa, calcolata secondo soglie di età fisse, dovrebbe diminuire di più di un terzo. Numerose misure adottate da settembre 2017 hanno fatto indietreggiare le misure prese nelle precedenti riforme. Recenti riforme hanno allentato i requisiti anagrafici per ricevere la pensione, aumentato le prestazioni ed ampliato la copertura. Le aliquote contributive sono state modificate in Ungheria, Islanda e Lituania; le reti di sicurezza sociale per le persone anziane e il minimo pensionistico sono stati aumentati in Austria, Francia, Italia, Messico e Slovenia. In Germania, sono anche aumentate le prestazioni sociali per le persone con redditi bassi, mentre la Spagna ha sospeso misure (fattore di sostenibilità e indice di rivalorizzazione) per affrontare le pressioni finanziarie derivanti dall’invecchiamento demografico. L’Estonia è l’unico paese che ha innalzato l’età pensionabile. All’opposto, l’Italia, i Paesi Bassi e la Repubblica Slovacca hanno ampliato le possibilità di pensione anticipata o hanno limitato l’innalzamento dei requisiti anagrafici annunciati in precedenza. Con il miglioramento della congiuntura economica, la pressione finanziaria per riformare i sistemi pensionistici è diminuita ed è comprensibile che alcuni Paesi desiderino attenuare l’impatto di misure impopolari introdotte in un contesto di crisi finanziaria. Tuttavia, sebbene le pressioni finanziarie sui sistemi pensionistici siano state inasprite dalla crisi, spesso sono state anche il riflesso di debolezze strutturali. Indietreggiare sulle riforme che rispondono a esigenze di lungo termine, potrebbe indebolire la resilienza dei sistemi pensionistici agli shock economici in futuro e farli trovare impreparati per affrontare l’invecchiamento demografico. Sulla base delle attuali misure di legge, poco più della metà dei Paesi dell’OCSE sta aumentando l’età pensionabile, dalla età media attuale di 63,8 anni a 65,9 anni. Ciò rappresenta solo la metà dell’aumento atteso della speranza di vita all’età di 65 anni nello stesso periodo e significa che questi cambiamenti non saranno sufficienti per consolidare l’equilibrio tra vita lavorativa e pensionamento. Tenendo conto delle recenti riforme, i futuri tassi di sostituzione netti dai regimi pensionistici obbligatori per i lavoratori con salari medi e una carriera lavorativa completa, sono in media pari a un tasso del 59%, compreso tra un valore prossimo al 30% in Lituania, Messico e nel Regno Unito e a un tasso del 90% o superiore, in Austria, Italia, Lussemburgo, Portogallo e Turchia. Nei prossimi decenni, i tassi di sostituzione basati su carriere complete dovrebbero diminuire nella maggior parte dei Paesi dell’OCSE.